Qwan Ki Do e inner game | Umberto Maggesi Consulente
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Qwan Ki Do e inner game

Qwan Ki Do e inner game

Ciò che ti dici cambia ciò che puoi fare

Quando affronti una gara (un esame, una dimostrazione) di Qwan Ki Do (o una sfida nella tua vita) hai due avversari.

Il primo è quello esterno (gli altri atleti, l’avversario sul quadrato, le circostanze non favorevoli, chi vuole le stesse risorse che vorresti tu, chi è in competizione per quel ruolo…).

Il secondo è interno e… sei tu stesso.

Sì, proprio così. La tua mente può essere un grande alleato e anche un tosto avversario!

Immagina di prepararti per una gara, oppure d’impegnarti a eseguire un esercizio difficile che mai hai affrontato prima. Cosa ti dici nella mente?

Sì, sto parlando di quella vocina che tutti abbiamo, più o meno consapevolmente, e che ascoltiamo per gran parte della nostra vita. Se la tua dice cose come:

inner game dialogo internoNon ce la farai mai.

Non è per te.

Ma dove vuoi arrivare?

Vola basso che poi ti fai male.

Come sarà il tuo stato emotivo durante l’allenamento? Come risponderà il tuo corpo? Quanta energia metterai? Fino a quando saprai rialzarti dagli inevitabili errori di percorso?

Nel Qwan Ki Do, come in ogni altra disciplina, un dialogo interno come sopra non è molto utile. Eppure esistono persone che sono diventate abilissime a buttarsi giù, magari ereditando i giudizi che i genitori gli davano da piccoli, oppure quelli delle più importanti figure di riferimento.

Sicuramente chi ci ha cresciuto aveva buone intenzioni, purtroppo agite con pessimi strumenti.

Il modo in cui ti parli ha grande influenza sulle cose che puoi fare. Ad esempio: non sei portato! Ritengo che questa sia la maggiore convinzione depotenziante che si possa immaginare. Anche perché, il tuo cervello, non sa se stai facendo Qwan Ki Do, studiando storia o geografia, cucinando o costruendo modellini di navi. Per lui, ogni situazione, è “semplicemente” scambio chimico ed elettrico fra i neuroni e le varie parti del corpo… quindi “portato” cosa vuol dire?

qwankido Roberto Vismara

Nel Qwan Ki Do, come in tutte le sfide della vita, conta lo stato emotivo che richiami.

Certo, se hai avuto una professoressa che è riuscita a farti odiare la storia, ogni volta che apri il libro, sentirai un rifiuto e magari il mal di pancia, ma quella è un’emozione risultato di pensieri e ricordi che ti hanno dato da fare. Mica i tuoi neuroni che, studiando storia, diventano più lenti o pigri!

Certo, ci sono persone facilitate nella pratica del Qwan Ki Do, come per la pallavolo o il basket!

Come negarlo!

Fisicamente siamo tutti diversi e arriviamo da storie motorie diverse. Se l’atleta che arriva in palestra, è sempre rimasto seduto sul divano a guardare la tv o a giocare al pc, farà molta più fatica di un altro atleta abituato a correre, saltare, rotolarsi nei prati e agire in libertà il proprio corpo. Ma questo riguarda “l’allenamento” fatto, la storia personale, e non l’essere o non essere portati.

Certo, ma la natura ha dotato ogni donna e uomo diversamente. I più alti ad esempio sono portati per pallavolo e basket!

spud webb basket risorseBene voglio raccontarti di Spud Webb, giocatore di basket nell’NBA alto 170 cm, un vero piccolino nel mondo dei cestisti. Ebbene nel 1986 Spud vince la gara di schiacciate nell’All Star Game (Uno degli eventi più importanti nella stagione NBA). Indubbiamente avrà dovuto lavorare duro, puntando tutto sulla spinta delle gambe, probabilmente aggiungendo ai normali allenamenti un programma di potenziamento…

chissà che cosa si diceva Spud Web quando si allenava per la gara? Non lo so, ma sono certo che non fossero cose tipo: non sono portato!

Probabilmente il suo dialogo interno era più simile a: come faccio a vincere? Cosa mi serve per vincere? Come faccio a ottenerlo?

Ecco un dialogo interno più funzionale, che ti porta alle soluzioni.

Spud Webb basketÈ ovviamente più facile raggiungere il canestro per un atleta alto 220 cm. Un allenatore di basket preferirà atleti sopra una certa altezza, sempre perché è più facile e probabilmente più veloce farli arrivare a canestro, quindi vincere partite.

 

Su questo puoi lavorare: un dialogo interno più funzionale a te e i tuoi obiettivi. Cambia le parole che ti dici (la voce che hai in testa non arriva dagli gnomi del bosco, ma è la tua!) ad esempio:

Non ce la farai mai! Con: Cosa mi serve per farcela? Cosa fanno quelli che ce la fanno? Chi mi può aiutare a farcela?

Questa impresa non è per quelli come te! Con: come faccio a diventare la persona giusta per questa impresa?

Ma dove vuoi arrivare? Con: dove mi piacerebbe arrivare?

Vola basso che poi ti fai male! Con: volando alto dove posso arrivare? Quanto cambierebbe la mia vita se arrivassi fin lì?

Indubbiamente poi ci sono le azioni da compiere, l’impegno, la fatica ecc. Ma tutto inizia da dentro, se tu sei avversario di te stesso, la faccenda si fa molto più complicata, in ogni area della tua vita.

Il dialogo interno influenza anche molto la percezione di sé e l’autostima.

Se, magari dopo un errore, ti dici spesso cose come:

Sono proprio un fallito!

Non ne combino mai una giusta!

Ecco che non ti aiuti particolarmente. Cambia il dialogo interno con:

Cosa ho imparato? Cosa devo cambiare? Cosa devo fare o non fare la prossima volta? Chi può aiutarmi a migliorare?

Domande diverse (e non sto assolutamente dicendo di incensarsi a sproposito e dirsi bravo come un pappagallo) qualcosa che potresti dire a una persona cara in un momento di sconforto. Credo che difficilmente gli spiattellerai cose come sei un fallito! O non ne combini una giusta!

Tratta bene anche te stesso, nutriti con parole potenzianti, domande che aprono possibilità, che aiutano a intravedere la luce in fondo al tunnel, che ti spronano a cercare fra chi conosci le risorse di cui hai bisogno.

inner game dialogo interno

Concludo con un esercizio contro il peggior dialogo interno che possa esistere:

Non posso farlo.

Quante volte te lo sei detto? Chiudendo semplicemente la porta a ogni altra possibilità, archiviando quel sogno, quel obiettivo o quella sfida nel cassetto (o stanza) delle cose che ti piacerebbero ma…

Bene, quando ti salta in mente una cosa del genere fatti questa domanda:

Cosa me lo impedisce?

La risposta deve essere qualcosa che non è sotto il tuo controllo. Ad esempio, non posso andare in barca, me lo impedisce una tempesta. Molto diverso: non posso andare in barca me lo impedisce la stanchezza, questa non funziona molto bene. In barca ci puoi andare tranquillamente, ma sei stanco e quindi non è questione di potere, ma di voglia. Ne hai tutto il diritto e, ragionando in questo modo, riprendi in mano il controllo delle tue azioni e intenzioni, scoprendo che spesso il potere di fare o non fare qualcosa dipende da te.

 

Quindi attenzione alle parole che pronunci nella tua testa, soprattutto in momenti impegnativi e di forti sfide. Tieni ciò che ti aiuta ad ampliare l’orizzonte e creare opzioni, lascia andare o trasforma ciò che chiude porte e risorse. Facile? Non proprio. L’abitudine probabilmente ti porterà ai soliti pensieri, accorgertene e trasformarli sarà la tua prima sfida.  Nella tua testa puoi mettere la “colonna sonora” che vuoi, perché comandi tu!

Sono Formatore, mental coach e counsellor sistemico. Aiuto privati e professionisti a gestire al meglio le sfide della loro vita e a raggiungere i risultati più ambiti.

Per informazioni contattami qui.



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by Umberto Maggesi Tempo di lettura: 6 min