Violenza sulle donne. Come possiamo aiutare noi uomini? | Umberto Maggesi Consulente
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Violenza sulle donne. Come possiamo aiutare noi uomini?

Violenza sulle donne. Come possiamo aiutare noi uomini?

Violenza sulle donne, un tema (purtroppo) sempre attuale

Il tema della violenza sulle donne, per quanto stia emergendo all’attenzione della nostra società, è purtroppo sempre troppo attuale. Numeri da capogiro che sembra non decrescano. Fatti di cronaca che si ripetono uguali a sé stessi con impressionante continuità.

In molte sedi, virtuali e reali, si è affrontato il problema dal punto di vista delle vittime o dei carnefici.

Vorrei ragionare, insieme a te, rispetto a quello che possiamo fare noi uomini non violenti, per disinnescare certi atteggiamenti che contribuiscono a incrementare questo fenomeno.

Violenza sulle donne, la de-responsabilizzazione

“Se l’è cercata…”

“È lei che me lo fa fare…”

“Vedessi che atteggiamenti e come mi risponde… me le toglie lei dalle mani…”

Se conosci un uomo che afferma queste cose giustificando uno scatto d’ira o una violenza agita, hai a che fare con la più classica strategia di evitamento: la de-responsabilizzazione.

Non sono io… è lei…

non lasciar passare affermazioni del genere, blocca la conversazione e riporta la responsabilità dell’evento a lui, anche con domande scomode o pungenti:

“Quindi si è picchiata da sola?”

“Ah! Mi stai dicendo che sei come un bambino che non può scegliere?”

“Te lo dico sinceramente, questo alibi non sta in piedi. Sei un adulto che non sa controllarsi. Migliaia di maschi riescono a gestire una discussione senza agire violenza…”

La violenza sulle donne è SEMPRE una scelta, per quanto automatica, confusa nel picco emotivo del momento, agita a seguito di perdita di razionalità… è una scelta dell’agente la violenza. Punto. Rifiuta ogni altra interpretazione.

Violenza sulle donne, la de-personalizzazione della vittima

“Quella stronza…”

“Quell’incapace…”

“Quella subdola…”

Ecco come, frase dopo frase, la compagna non è più una persona. Le etichette possibili sono tante, ma hanno un elemento in comune: chiudono tutta l’identità della donna in un unico elemento. Questo permette, a chi agisce violenza, di raccontarsi che non lo sta facendo a una persona.

In questi casi disinnesca l’etichetta parlando di lei con il suo nome. Ricordando al tuo interlocutore che lei è la compagna che ha scelto, probabilmente per le buone qualità che ha visto. Fatti raccontare quali sono queste qualità, porta il suo focus sui pregi e sulla persona. Ripeti spesso il suo nome e parla di lei come: “la compagna che hai scelto…” “la madre dei tuoi figli…” “la donna con cui stai costruendo una famiglia…”

Violenza sulla donne, minimizzare

“Ho soltanto urlato…”

“Ma sì, le ho lanciato dietro un piatto, mica le ho sparato…”

“Era solo una sberla…”

Ecco come si minimizza la violenza sulle donne! Non accettare giustificazioni come queste. Riconduci e metti l’accento, su ciò che è accaduto realmente: violenza.

Invita l’altro a guardare la scena dall’esterno e a fare profonde valutazioni sulle conseguenze. Sottolinea quanto questo comportamento sia riprovevole per un marito, compagno, padre, Uomo nel senso più nobile del termine… Non esitare a mostrare al tuo interlocutore immagini forti. Fagli vedere a cosa si può arrivare da una sberla o spinta!

Dai luoghi comuni alla violenza sulle donne

un certo tipo di cultura maschilista comincia dai luoghi comuni che abbiamo fatto nostri e ci ripetiamo continuamente quando ci ritroviamo fra noi maschietti. Sottraiti a questo gioco perverso.

  • Le donne non sanno guidare (parcheggiare) – bah conosco moltissime donne che guidano bene e parcheggiano alla grande, così come uomini imbranati.
  • Le donne parlano in continuazione, soprattutto dicono sciocchezze – l’universo femminile è fatto di relazioni e dialogo, le donne condividono i problemi e le criticità, molto spesso trovando importanti feedback dall’altra parte. Molte volte mi è capitato di condividere le mie preoccupazioni con la mia compagna e ricevere utilissimi spunti.
  • Le donne che vestono succinte lo fanno per provocare – ritengo che le donne, comunque si vestano, lo fanno perché si vedono bene e sono a loro agio. Come noi maschietti cercano di valorizzare le qualità, non per forza rispetto agli altri, ma per sé stesse.
  • Le donne non sono in grado di fare il capo – l’esercizio della leadership, nell’universo femminile, è diverso da quello maschile. Una donna agisce con molta più empatia, sa ascoltare meglio e tenere aperto il dialogo. Costruisce team che si fondano sul rispetto reciproco, considerando anche la sfera emozionale. Tieni conto che dalle crisi economiche, le aziende con a capo donne, sono uscite molto meglio di quelle gestite da uomini (vedi qui)

In generale stereotipare un gruppo non è cosa buona, si chiude tutto il gruppo in un contenitore, livellando le differenze e confermando i propri pregiudizi senza approfondire.

Evita di cadere nella trappola, fai distinzioni, porta nella discussione le eccezioni che conosci. Se serve informati e approfondisci. La trappola mentale dello stereotipo è subdola, resta consapevole!

Esistono centri di aiuto per uomini maltrattanti!

Qui l’elenco in Italia

Questi piccoli spunti non sono di certo esaustivi, tuttavia importanti per comprendere come noi uomini, nel parlare quotidiano, siamo già responsabili di una certa forma mentale, che prepara il terreno alla violenza sulle donne.

Se hai qualche spunto o idea ti invito a scriverla nei commenti. Un prezioso contributo che può dare interessantissimi spunti.

Per approfondire scrivimi QUI.

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Violenza sulle donne. Come possiamo aiutare noi uomini?

by Umberto Maggesi Tempo di lettura: 4 min