Pensare con... le mani | Umberto Maggesi Consulente
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Pensare con… le mani

Pensare con le mani

Pensare con… le mani

Pensare con le mani, la metodologia più efficace per imparare.

Nelle mie attività di formazione e coaching, uno strumento che utilizzo moltissimo è il lavoro manuale.

Possono essere modellini in carta, disegni, mappe mentali o costruzioni con svariati supporti.

Perché pensare con le mani funziona

Il fondamento concettuale prende spunto dal costruttivismo di Jean Piaget, psicologo e pedagogista svizzero, che considerava il sapere come qualcosa che non può essere ricevuto in modo passivo dal soggetto, ma che è il risultato della relazione fra un soggetto attivo e la realtà.

La realtà, in quanto oggetto della nostra conoscenza, sarebbe dunque creata dal nostro continuo “fare esperienza” di essa.

Circa il 75% delle nostre connessioni neurali sono tra mani e cervello!

Uno studio, pubblicato su Acta Psychologica, ha coinvolto cinquanta partecipanti e si è svolto con un test che prevedeva la divisione di diciassette animali in quattro recinti, imponendo, però, la presenza in ognuno di un numero dispari di esemplari. I volontari sono stati, quindi, divisi in due gruppi: ad uno è stata concessa la possibilità di pensare con le mani, costruendo dei modelli fisici, mentre i componenti dell’altro gruppo avevano a disposizione un tablet e una penna.

Ebbene, i primi hanno dimostrato una maggiore propensione nel trovare una soluzione, che prevedeva la necessità di una configurazione con un recinto in sovrapposizione. Pertanto, uno strumento fisico a disposizione ha migliorato le prestazioni offrendo nuovi spunti su cui basarsi per trovare espedienti alternativi. In altre parole, l’azione stessa ha aiutato a pensare in modo diverso.

Maria MontessoriL’educatrice e pedagogista Maria Montessori, in “Dall’infanzia all’adolescenza”, ha spiegato perfettamente il concetto:

dall’esame del dettaglio nasce lo studio dell’insieme

In aula i processi di apprendimento e comunicazione, veicolati attraverso la costruzione di modelli, aiutano a esaminare il dettaglio, attraverso il racconto dei singoli elementi che costituiscono il loro modello, arrivando a una visione di insieme che è più della somma dei singoli dettagli.

Pensare con le mani aiuta a concentrarsi sull’oggetto.

coinvolgendo l’aspetto manuale, oggettivizzando la questione su un modello da costruire, ci si allontana dalle questioni personali e relazionali.

In questo modo è più facile mantenere il focus sul contenuto che si desidera comunicare, evitando di spostare l’attenzione sugli attori della comunicazione. Uno spostamento che potrebbe inficiare totalmente l’efficacia comunicativa:

In un percorso di problem solving classico, i soggetti potrebbero essere così concentrati su di loro e sulle caratteristiche proprie e del proprio interlocutore da perdere completamente il riferimento al contenuto.

Questa dinamica è spesso la radice da cui nascono conflitti personali che rendono disfunzionale la comunicazione e vano il lavoro.

Usare artefatti protegge da fattori disturbanti legati a questioni che nulla hanno a che vedere con i contenuti.

La formula Lego per pensare con le mani

Lego Serious Play

Pensare con le mani in aula

da quanto detto sopra, insieme ad altri studi effettuati ( Prof. Gaëlle Vallée-Tourangeau e prof. Frédéric Vallée-Tourangeau), nasce l’idea vincente dell’action learning. Dove si chiede ai corsisti di agire e rappresentare una questione, un problema, una idea, in modelli tridimensionali. In modo da oggettivizzare la problematica, promuovere il pensiero laterale, separare l’oggetto del problema dagli attori che devono gestirlo, allontanare dinamiche personali disfunzionali e creare uno stato emotivo di divertimento e rilassatezza.

Puoi stare giorni a parlare di un problema.

Nei confronti diretti, nei brainstorming o sessioni di lavoro, si può stare un tempo quasi infinito a parlare del problema, sviscerare implicazioni, sezionare cause… senza arrivare a una soluzione.

Nell’action learning è l’azione stessa che promuove la creatività e uno stato emotivo utile al processo. Quello che succede in aula è una iniziale perplessità, un prudente avvicinarsi a questo tipo di approccio. I corsisti provano a fare e, poco alla volta, le idee si sbloccano e iniziano a generarne altre in un circolo virtuoso che facilita anche la condivisone di risorse e idee.

Action Learning in una delle mie aule

pensare con le mani

Quanto detto vale per ogni aspetto della formazione aziendale, dal problem solving alla gestione delle relazioni, dalla gestione del tempo alla costruzione e condivisone dei valori aziendali. Il docente sarà un facilitatore del processo, senza entrare nel contenuto che sarà costruito dai corsisti. Infine, aiuterà i corsisti a comprendere il processo che li ha portati a quella soluzione. Processo che possono applicare a ogni problema futuro.

Per costruire il percorso di action learning più adatto alla tua azienda, contattami qui.



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Pensare con… le mani

by Umberto Maggesi Tempo di lettura: 4 min