04 Nov Occupati e produttivi, non sono sinonimi
Essere costantemente occupati non significa essere produttivi
Percepisco spesso, quando sono insieme a qualche cliente, l’equivalenza fra essere occupati ed essere produttivi. Come se, essere occupati sia una sorta di status symbol. Agende piene, notifiche incessanti, riunioni una dietro l’altra e la sensazione costante di avere troppo da fare vengono spesso interpretate come segnali di successo, competenza e dedizione. Mi capita che, il cliente in questione, non riesca a dedicare più di quindici minuti a un solo compito. Costruire sessioni ininterrotte di counseling/coaching di un’ora è un’impresa titanica.
Eppure la ricerca scientifica suggerisce un’altra verità: essere sempre impegnati non equivale affatto a essere produttivi.
Anzi, in molti casi accade l’esatto contrario!
L’equivoco moderno: confondere attività e risultati
Molte persone misurano la propria efficacia (oppure soddisfazione professionale) in base a quanto si percepiscono impegnate:
-

Lui è molto occupato
caselle email piene,
- continue riunioni;
- gestione di infinite richieste;
- l’incapacità di fermarsi a riflettere su ciò che si sta facendo.
Ma questi indicatori non misurano il vero valore prodotto. La produttività si misura in risultati, non in impegno. Si rischia di trascorrere intere giornate in una frenetica attività che genera pochissimo avanzamento reale. Alla sera poi ci si chiede cosa è servita tutta quella fatica. L’assurdo è che poi, il giorno dopo, si ricomincia.
Occupati e produttivi nel multitasking
Uno dei motivi principali per cui essere occupati viene confuso con l’essere produttivi è il mito del multitasking (per approfondire puoi vedere l’articolo qui).
Per anni ci siamo raccontati che fare più cose contemporaneamente fosse una competenza evoluta. In realtà numerosi studi hanno mostrato che il cervello umano non esegue contemporaneamente più compiti cognitivamente complessi: passa rapidamente da uno all’altro (switch tasking), pagando ogni volta un costo mentale. L’American Psycological Association l’ha ben spiegato in questo articolo.
Quando interrompiamo un’attività per controllare una mail, rispondere a un messaggio o partecipare a una riunione improvvisa, il cervello deve:
- sospendere il compito attuale;
- spostare l’attenzione;
- caricare nuove informazioni;
- tornare successivamente al compito originario.
Questo processo consuma energia mentale e tempo. Occupati su più attività si è meno produttivi.
Una delle teorie più interessanti degli ultimi anni è stata fatta dalla ricercatrice Sophie Leroy, che ha introdotto il concetto di attention residue.
Secondo la ricercatrice, quando passiamo da un’attività a un’altra, parte della nostra attenzione rimane “collegata” al compito precedente.
In altre parole, siamo presenti fisicamente nella nuova attività, ma mentalmente non lo siamo del tutto. Più frequentemente interrompiamo il lavoro, meno riusciamo a entrare in uno stato di concentrazione profonda.

Essere occupati potrebbe essere una forma di evitamento.
Le attività rapide e continue offrono una gratificazione immediata. Rispondere immediatamente a un messaggio, spuntare una voce dalla lista, partecipare a una call: tutte azioni che generano la sensazione di essere utili e produttivi.
Le attività realmente importanti, invece, spesso richiedono concentrazione e fatica cognitiva, nonché riflessione e tempo. Il rischio è che, diversi professionisti, finiscono inconsapevolmente per rifugiarsi nelle urgenze ed evitare il lavoro strategico.
L’occupazione continua diventa una forma di rassicurazione. Ci sentiamo produttivi perché siamo occupati. Ma ciò che conta non è quanto siamo impegnati, bensì quanto stiamo avanzando verso i nostri obiettivi.
La cultura contemporanea celebra chi corre sempre. La psicologia e neurologia raccontano però una storia diversa.
Le persone più efficaci non sono necessariamente quelle con l’agenda più affollata. Sono quelle che tutelano la propria attenzione, limitano le interruzioni e dedicano energie alle attività che producono il maggior valore.
Non dare l’impressione di procedere veloce. Consapevolizza dove stai andando.
con un Counselor e Mental Coach puoi identificare i tuoi comportamenti (anche quelle abitudini disfunzionali che metti in atto inconsapevolmente) tenere quelli davvero produttivi ed elaborare nuove strategie che ti aiutino a essere più efficace.
Per informazioni contattami qui.
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