28 Ott Motivazione sport professionistici e minori
Motivazione nello sport
Voglio partire dalle dichiarazioni dell’ex presidente della FIGC Gabriele Gravina per cui: “”Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono sport dilettantistici”
Nonostante i tentativi dell’ex presidente di edulcorare la sua dichiarazione riferendosi alla distinzione giuridica e normativa fra sport professionistici e non professionistici, sono ancora dell’opinione che, l’idea di sport di serie A (calcio) e serie B (tutti gli altri) sia molto ben radicata nella mente dell’italiano medio.
Praticando arti marziali mi ritrovo fra quelle discipline definite “minori” (sigh). Aggettivo che mi crea un certo disagi, ma tant’è… c’è qualcosa degli sport minori e non professionistici (o quelli che non ti danno da mangiare) che costringe maestri, istruttori e allenatori a essere più performanti, più attenti, più impegnati nella motivazione degli atleti.
Utilizzo il termine “sport minori” per parlare di motivazione
Un credenza comune, nello sport come nel business, è che un atleta (o un collaboratore) va motivato con premi (carota) e punizioni (bastone). Molti allenatori sono ancora fermi a questo concetto che, se nel breve termine, può dare qualche risultato; è disastroso sul lungo termine.
Bastone e carota vanno bene per gli asini!
Se vuoi ottenere un atleta (o un collaboratore) dipendente dai premi e dalle punizioni, un atleta (o collaboratore) che non prende iniziative e ha sempre bisogno dello stimolo esterno per attivarsi, ecco la strada!
La persona si aspetterà sempre un premio alle sue fatiche, o una punizione per iniziare a muoversi. Negli anni avrà interiorizzato che questo è l’unico modo di fare sport, di spingere, migliorare e ottenere risultati.
questo tipo di pensiero lo hai allenato tu, allenamento dopo allenamento. Gli allenatori (maestri, insegnanti) di sport minori non hanno questo problema, sono costretti a lavorare su altre leve.

Se i grossi premi aiutassero la motivazione, la nostra Nazionale di Calcio sarebbe la migliore del Mondo!
eh sì! Eppure non è così! Nel 2010 le 2014 la Nazionale di Calcio Italiana viene eliminata, non arriverà nemmeno alla finale. Nel 2018, 2022 e 2026 non si qualificherà neppure.
Esistono nazionali (come la Nuova Zelanda) dove il calcio non è professionistico (per vivere i calciatori fanno altro), ma che hanno dato una lezione di motivazione e professionalità ai nostri “professionisti”
La motivazione per lo sport è dentro ogni atleta
Per avere risultati a lungo termine bisogna promuovere la motivazione intrinseca dell’atleta. Quella fiamma per lo sport che ha scelto che ha già dentro (altrimenti non sarebbe arrivato fin lì). e che bisogna difendere dal vento della stanchezza, della noia, del sentirsi arrivato.
Capire cosa motiva un atleta è un’arte da apprendere per un allenatore o un preparatore. Saper cogliere i feedback che l’atleta dà è una delle abilità che aiuto ad implementare a chiunque voglia seguire degli sportivi (o motivare i collaboratori sul lavoro).
Motivazione nello sport, costruisci una relazione forte con il tuo atleta.
Quello che deve fare un allenatore o un preparatore è costruire, momento dopo momento, una relazione stretta con l’atleta.
Conoscerlo al di là della prestazione fisica, nelle sue motivazioni, in ciò che vuole ottenere o ciò da cui sta scappando, nelle convinzioni su di sé, sui compagni di squadra e sugli avversari.
Una relazione forte si crea con rispetto reciproco, comunicazione chiara e sincera. In questo modo potrai farti un’idea più precisa di come percepisce l’attività sportiva, l’allenamento, la frustrazione e le varie dinamiche relazionali con gli altri componenti della squadra. Aiutandolo a mantenere la sua motivazione per lo sport.
La motivazione negli sport minori.
Negli ambienti che non possono garantire passaggi televisivi, alti compensi, alta gratificazione, agli atleti rimane solo la motivazione intrinseca, quel “qualcosa” che li spinge a fare sacrifici, rinunce, diete, allenamenti intensi e prolungati.
Gli allenatori, i preparatori (o i Maestri pensando all’ambiente da cui provengo io), devono fare molta attenzione a quello che ho detto sopra. Il rischio di bornout è molto alto, ma se il lavoro è fatto bene, si può insegnare all’atleta ad automotivarsi, a mantenere e incrementare quella fiamma di passione che gli brucia dentro.
La buona notizia è che, queste capacità, sono abilità cognitive, cioè che possono essere imparate. Allenare l’empatia, costruire strategie per comprendere cosa motiva il tuo atleta, imparare ad ascoltare le sue parole per comprendere davvero che cosa lo frena, sono abilità che con un Counselor e Mental Coach sono più facili da implementare e potenziare velocemente.
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