19 Nov La menzogna come strumento di crescita professionale.
Le menzogne aiutano a ottenere incarichi di prestigio?
Ralph Keyes, nel suo libro “The Post-Truth Era” ha descritto come, nella nostra società, la verità sia un valore “morbido“, poco apprezzato e vissuto con molte (troppe) sfaccettature. La disonestà è diventata non solo comune, ma spesso premiata. La menzogna aiuta a farsi largo in questo mare di predatori. Chi sa manipolare abilmente la realtà può ottenere molti vantaggi e scalare velocemente le gerarchie del potere.
La menzogna è vista come strumento di narrazione personale, un modo per raccontare (e raccontarci) verità alternative o migliorate.
Un problema di ambiente
Pensare che siamo tutti cattivi, ambiziosi a discapito degli altri, bugiardi patologici e disonesti non inquadra la natura del problema. Ci siamo arrivati a piccoli passi. Il sistema che ci circonda premia o punisce secondo criteri che selezionano i vincitori. Se, un sistema, premia l’immagine di uomo arrivato, o donna arrivata, sempre sorridente, sempre positivo, grintoso, carismatico ecc. Le persone possono scegliere: o perdere la corsa, oppure costruire una maschera e una narrazione che li aiuti a mantenere quella immagine.
Ricorda che non è possibile (e nemmeno utile) essere sempre felici, positivi, carismatici, determinati.
La leadership della menzogna
Siamo ancora ancorati al concetto di leader forte, con molti follower, tanto consenso. Un leader che prende decisioni (qualunque esse siano) che non ascolta (o finge di ascoltare) i collaboratori. Un leader che allontana i critici e i non allineati, creando una vera corte di sostenitori. La menzogna aiuta a costruire e sostenere questa dinamica e le decisioni disastrose a cui porta.
La menzogna, perché
Le motivazioni che portano le persone a mentire sono diverse, principalmente:
- Costruzione dell’identità: mentire per apparire più interessanti o competenti. Per costruire una schiera di follower che, al momento giusto, sosterranno il leader.
- Competizione sociale: distorcere la realtà per ottenere vantaggi. Promozioni, più potere, più influenza e la possibilità di mantenere (se non migliorare) il più a lungo possibile il proprio ruolo.
- Protezione emotiva: evitare il giudizio o il fallimento. I leader che utilizzano la menzogna sono più fragili, meno (molto meno) sicuri di quel che sembrano. Critiche, giudizi e fallimento sono specchi in cui non vogliono guardarsi.
Queste dinamiche si riflettono anche nel mondo del lavoro, dove la percezione spesso conta più della sostanza.

Le menzogne aiutano a scalare le gerarchie
Nel contesto organizzativo, Keyes suggerisce che i più abili nella menzogna, nel manipolare la verità tendono a emergere.
Vediamo per quali motivi:
- Narrativa vincente: chi sa raccontare una storia convincente, anche se parzialmente falsa, viene percepito come leader. Ricorda che il nostro cervello ama le storie coerenti. Le narrazioni vincenti conquistano i cuori dei seguaci.
- Gestione dell’immagine: la capacità di costruire una reputazione solida, anche su basi fragili, è premiata. Nella società dell’immagine saperne proiettare una di successo (anche se vuota) è fondamentale per la scalata sociale.
- Adattabilità etica: i bugiardi abili sanno quando e come piegare la verità senza essere scoperti. Se glielo chiedi non sono menzogne, ma verità fluide.
- Resilienza sociale: chi mente bene sa anche gestire le conseguenze, minimizzando i danni e mantenendo il controllo. Nonché deresponsabilizzandosi in caso di fallimento. Insomma, chi sa usare la menzogna, ne esce sempre pulito.
La menzogna come cultura aziendale
In diverse organizzazioni, soprattutto dove c’è alta competizione e un forte sistema gerarchico, la menzogna fa parte della cultura azienda. Spesso sento dire “qui bisogna fare così” oppure “questo vogliono e io glielo do“.
In questi casi mi vengono in mente diverse aziende che sono finite male per una cultura di questo tipo. Ad esempio Wells Fargo la banca che apriva conti correnti fantasma e carte di credito mai richiesti ai clienti, per guadagnare di più. Nel tempo, con sistemi mirati di premi e punizioni, di isolamento dei critici e dissenzienti, l’organizzazione ha fatto propria la menzogna e un modo di fare disonesto. In Wels Fargo la cultura aziendale era quella del profitto a ogni costo, chi non ha potuto andarsene si è trovato immischiato in una situazione non facile da gestire.

Quale cultura promuovi nella tua organizzazione o nel tuo team?
Questa è una bella domanda da porti, perché le conseguenze di quanto sopra non sono rosee. Per prima cosa erosione della fiducia, sia tra colleghi che verso le più alte cariche, fino al vertice dell’organizzazione. Questo mina le relazioni e il senso di appartenenza. Proliferare di una cultura della diffidenza, che mina la collaborazione; ognuno si tiene le informazioni per sé, non c’è alcun supporto e in momenti di crisi tutto crolla come un castello di carte. Leadership fragile, basata su menzogne e illusioni, piuttosto che competenze reali. Anche qui, quando una crisi mette alla prova l’organizzazione, questa soccombe miseramente.
Per costruire un’organizzazione forte e coesa puoi partire da qui, dalla cultura dell’onestà. ovviamente è solo uno dei parametri, ma molto importante che, a cascata, porta innumerevoli vantaggi. Evita la competizione sfrenata fra i tuoi e premia la collaborazione e il mutuo supporto.
Con l’aiuto di un mental coach e counselor sistemico puoi essere supportato in questo processo. Consapevolizzare le dinamiche relazionali del tuo team e incrementare gradatamente, nuovi modelli comportamentali che diventeranno buone abitudini che ti aiuteranno a costruire un clima di fiducia e coesione.
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