21 Gen Iperspecializzazione e bias cognitivi
Iperspecializzazione e mondo moderno
Principalmente in ambito professionale (ma non solo) la società di oggi richiede iperspecializzazione. Conoscenze sempre più profonde, focalizzate su un particolare, un aspetto, una specifica competenza.
Mi chiedo spesso se, a livello di consapevolezza e crescita personale sia un aspetto positivo o meno. Se a livello di scelte aziendali sia utile avere un’alta iperspecializzazione fra manager. Considerando anche i problemi complessi che oggi siamo chiamati a gestire.
I (non trascurabili) problemi dell’iperspecializzazione
Premesso che è importante essere specializzati e competenti nel proprio ambito, qui voglio raccontare del rovescio della medaglia, di quei bias che possono farci commettere errori e prendere strade sbagliate.
Mancanza di visione d’insieme
In ogni situazione, prendere in considerazione il sistema generale (il quadro generale) è importante per contestualizzare le proprie decisioni e considerare le implicazioni più ampie che hanno queste o per integrare il proprio lavoro con altri team o professionisti.
Essere specializzati solo e unicamente su un ingranaggio di un macchinario complesso ci renderà più efficienti nel riparare gli errori, ma non a comprendere le implicazioni del nostro intervento.
L’iperspecializzazione rende più vulnerabili al cambiamento
Se la nicchia in cui sei iperspecializzato dovesse diventare obsoleta (cosa che oggi non avviene di rado), superata da nuove tecnologie o conoscenze, diventerebbe un bel problema cambiare. Soprattutto dopo diversi anni in cui hai a che fare solo con problemi circoscritti.
Se una crisi dovesse investire quel particolare settore è più facile che resterai disoccupato a lungo. La tua flessibilità professionale verrebbe minata.
Pensa a un bravissimo meccanico che conosce solo (e soltanto) motori a combustione interna. La predominanza di auto ibride ed elettriche lo metterebbe in seria difficoltà.

Iperspecializzazione e cecità cognitiva
Concentrarsi e approfondire dettagli, ad esempio tecnici, potrebbe non farti vedere implicazioni etiche o ecologiche dei tuoi obiettivi. Questo non perché tu sia cattivo o poco incline a pensare al bene degli altri o dell’ambiente, semplicemente perché sono aspetti fuori dal tuo focus.
Magari un chimico iperspecializzato e attento alla resa di un composto che non considera l’impatto ambientale del medesimo.
Oppure un manager focalizzato sugli obiettivi specifici del suo team, che non si rende conto di come questi confliggano con il resto dell’azienda.
Specializzarsi non è l’Inferno
con questo non voglio dire che la specializzazione sia un male. Quello che credo è che sia sempre necessario fare un viaggetto al di fuori delle nostre competenze. Ritengo sia importante infrangere gli schemi consolidati, quelli che applichiamo in automatico. Credo fermamente nell’importanza di studiare periodicamente qualche materia in cui non siamo competenti che sia distante dai nostri soliti interessi.
Fare sempre nuove e diversificate esperienze del Mondo che ci circonda (professionale, relazionale, sportivo, culturale…) evitando l’iperspecializzazione e mantenendo un cervello plastico e flessibile.
A volte l’iperspecializzazione, intesa come la percezione di sapere tutto su un argomento, si spalma anche fuori dal contesto, rendendoci “sicuri” delle nostre opinioni. Penso a quando un premio Nobel in un campo, viene intervistato su materie che esulano completamente dalle sue competenze, ma l’aura (e la sicurezza) di competenza nel settore si spalma anche su altri campi (overconfidence bias).
L’iperspecializzazione dei manager distrugge l’azienda
Per un manager (e la sua azienda) questo atteggiamento è pericoloso. Oggi si è chiamati a prendere decisioni che impattano in maniera imprevedibile su tutto il sistema (gruppo, azienda, nazione).
Le soluzioni, oltreché allenarsi come ho descritto sopra, è farsi le domande giuste e circondarsi di un team con competenze diversificate. Uscire dagli schemi consolidati e provare strade diverse. Accogliere con gratitudine i punti di vista diversi. Valutare le critiche come occasione di miglioramento e arricchimento del proprio punto di vista.
Preparare i tuoi manager e i team a superare le nuove sfide è più facile con il supporto di un Coach e Counselor.
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