29 Apr Antifonte, l’origine del counseling?
Antifonte e la cura dell’anima
Quasi cinque secoli prima della nascita di Cristo, ad Atene è vissuto un filoso sofista che ha sviluppato quella che venne poi definita da Plutarco “l’arte del non soffrirte” una vera e propria cura per l’anima (e la psiche) attraverso le parole. Una strategia in cui si può scorgere l’origine del counseling.
Se Socrate con le sue domande maieutiche cercava di estrarre “la verità dentro di sé” tramite l’utilizzo di domande che aiutavano a liberarsi dei pregiudizi e a spostare lo sguardo su una questione. Antifonte intendeva aiutare le persone a vivere più consapevolmente utilizzando le parole e lavorando su sé stessi.
L’origine del counseling nella parola
Domande maieutiche, parole ben calibrate, rappresentazione e narrazione sono alcuni degli strumenti del counselor per aumentare la consapevolezza del cliente. Senza consigli. Senza sovrapporsi. Che sia per aiutare persone che soffrono (ad esempio con la medicina narrativa), che professionisti alle prese con le piccole grandi sfide del lavoro, oppure i problemi quotidiani della vita privata e relazionale, ancora oggi la parola la fa da padrona. Dall’origine del counseling a oggi le tecniche sono evolute, si sono arricchite attraverso l’esperienza di centinaia di migliaia di professionisti.
Ma domande e narrazione rimangono gli strumenti più utili a generare il cambiamento. Insieme all’empatia e alla relazione.
Più che un approccio che parte dalla psicologia, come molti ritengono, nell’origine del counseling vedo più un approccio che parte dalla relazione attraverso l’uso efficace delle parole e della narrazione. Attraverso questa tecnica l’esperienza prende forma e consistenza, si delimitano confini e si possono esplorare alternative.

Dall’origine del counseling a oggi
Naturalmente parlare di “origine del counseling” è una libertà che mi sono preso (un po’ sfacciatamente) riferendomi a sofisti e alle loro tecniche linguistiche.
Comunque, la pratica del counseling, è più vicina alla maieutica di Socrate e alla “cura dell’anima” di Antifonte. Anzi, quest’ultimo andava oltre alla parola, in una sorta di “filosofia pratica” sollecitava esercizi quotidiani per raggiungere il benessere. Ciò che fa il counselor (e coach) nelle sessioni e sportelli di ascolto. Sessioni one to one o di gruppo, che si lavori su team aziendali, squadre sportive o famiglie, la narrazione la fa da padrona, insieme a pratica quotidiana che aiuta ad acquisire consapevolezza.
Le ricerche moderne hanno dimostrato come il pensiero e la narrazione esercitino una potente influenza sul benessere fisico e mentale. Qui un articolo del Sole24ore che mostra anche il rovescio della medaglia.
Naturalmente il colloquio viene condotto e mantenuto su struttura e contenuto utili per il cliente, in questo sta l’abilità del counselor (coach). Il conduttore, attraverso domande, sollecitazioni verbali, cambi di prospettiva, conduce il cliente sui diversi sentieri della narrazione, aprendo nuovi scenari pe rinterpretare l’esperienza soggettiva.
Con un percorso di un coaching e counseling rivedere il tuo modo di percepire il mondo e le relazioni, sia in ambito personale che professionale, valutare le tue strategie e avere più opzioni per le tue decisioni future è più efficace e veloce.
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