Lavoro agile, la fine di una moda? - Umberto Maggesi Consulente
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Lavoro agile, la fine di una moda?

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Lavoro agile, la fine di una moda?

Lavoro agile, la fine di un sogno?

Sembra che, in fatto di lavoro agile, le aziende e le pubbliche amministrazioni stiano facendo passi indietro. Dopo il periodo di lock down sembrava che, il lavoro agile, potesse essere un grande alleato per lavoratori e aziende.

Ora i titoli dei giornali (Siti, blog) ci dicono che il lavoro agile non funziona e bisogna ritornare in azienda. C’è chi parla di produttività, chi di distacco dall’organizzazione, chi di difficoltà a strutturare team coesi, chi di problemi di comunicazione.

Insomma un buco nell’acqua colossale?

Il lavoro imposto dal lock down, non era propriamente lavoro agile

Quello che molti lavoratori si sono trovati ad affrontare nel 2020, non può essere chiamato lavoro agile. La risposta all’emergenza è stata spostare semplicemente il luogo (e i modi) di lavoro a casa, senza fare un cambio di paradigma, mantenendo l’idea di orari e controlli serrati. Per molti questa situazione non ha significato lavorare meno, ma molto di più e in maniera poco efficiente.

Pochissimi manager hanno idea di come misurare le performance dei collaboratori e si limitano a richiedere report giornalieri di quanto si è fatto. Non discostandosi di molto dal “controllo” che veniva agito in azienda.

Per sfruttare tutte le potenzialità di questo modo di lavorare è necessario cambiare mentalità e puntare alla responsabilità del collaboratore. Il lavoro agile deve essere gestito per obiettivi, chiari e condivisi, mentre può variare grandemente nei modi e nelle strategie (orari, luoghi, divisione del tempo in lavoro agile e lavoro in presenza)

lavoro agile ansia

Lavorare più ore aumenta la produttività?

Secondo i dati Istat, in Italia si lavora 33 ore a settimana, 3 di più rispetto alla media europea, 4 rispetto alla Francia e 7 rispetto alla Germania. Tuttavia la nostra produttività è la penultima in Europa; peggio di noi solo la Grecia.

Mercedes Italia

In una ricerca, commissionata da Mercedes Italia, fatta dall’esperto Domenico De Masi (il maggiore studioso e teorico italiano del lavoro agile), mostra come i manager tedeschi della casa automobilistica abbiano un carico di obiettivi superiore del 30% ai manager italiani, ma lavorino il 30% in meno di questi raggiungendo il 30% di obiettivi in più.

Studi sul lavoro agile

In termini di efficienza, è la direttrice dell’Osservatorio smart Working del Politecnico di Milano Fiorella Crespi a fornire i dati. In un suo articolo, aggiornato al 29 gennaio, si legge che le iniziative di lavoro da remoto portano a un miglioramento della produttività tra il 15 e 20% per lavoratore.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio nel 2025, il ricorso al lavoro agile è cresciuto dello 0,6%: circa 3,8 milioni di persone lavorano da remoto.

Altri vantaggi sono: riduzione dei costi per spazi fisici e consumi energetici (stimata in circa 200 euro l’anno per postazione). Riduzione dei tempi e dei costi di trasferimento (con due giornate a settimana da remoto si risparmiano circa 80 ore l’anno e circa 900 euro nel 2024 per lavoratore, un miglioramento del work-life balance e un aumento del benessere psicologico e fisico.

lavoro agile formazione

Il lavoro agile efficace ha bisogno di un cambio di mentalità

Passare dal misurare l’impegno del collaboratore da ore lavorate a risultati ottenuti è la sfida per i manager italiani. Conciliare i modi e le strategie per arrivare all’obiettivo è una mediazione da condividere con i collaboratori.

Nell’affrontare la questione con i miei clienti spesso mi trovo a gestire una forma di pensiero piuttosto dicotomica: o tuto lavoro agile o tutto in presenza!

In realtà sono possibili molte soluzioni. Banalmente si può gestire la settimana con momenti di lavoro agile e in presenza. Si può pensare a sfruttare il coworking per gruppi ristretti o team, che si possono incontrare in momenti diversi. Si può utilizzare semplicemente la flessibilità oraria e la ridistribuzione delle ore fra le diverse giornate della settimana.

La formazione del personale come alleata

Sicuramente bisogna formare i collaboratori e i manager, per rendere produttiva questa pratica. In aiuto dei nuovi assetti lavorativi il coaching e il counseling sistemico sono alleati preziosi per ridisegnare il modo di lavorare dei team e delle aziende.

A cominciare dalla definizione degli obiettivi, passando per la conciliazione delle modalità fra dipendente e proprietà, disinnescando i timori e aiutando a ottimizzare la gestione del tempo. Facilitare il cambio di paradigma mentale nel collaboratore, che deve organizzare autonomamente il proprio impegno, le scadenze e la gestione del processo.

Per arrivare a incrementare l’attenzione alla gestione dello spazio di lavoro, mediare fra le esigenze del lavoro e del nucleo famigliare, aiutare il professionista a costruire routine e strategie che gli permettano di staccare efficacemente quando si sta dedicando ad altre attività o la cura dei propri cari.

Fra le criticità ci sono certamente il senso di isolamento, la capacità di gestire i confini personali/professionali, l’abilità ad auto valutarsi dei collaboratori, la misura della performance, la comunicazione e la relazione.

Tutti aspetti che vanno opportunamente gestiti con strumenti e strategie diverse dal lavoro in presenza. Su questi temi ho costruito il mio corso  “Lavoro agile, gestire un team in remoto” dove analizzerai i vantaggi e le sfide del lavoro agile, otterrai strategie concrete per aiutare i tuoi collaboratori a performare al meglio e uno strumento pratico e flessibile per definire precisamente obiettivi e percorsi di crrscita.

Con un percorso di un coaching e counseling puoi ottenere il meglio dai tuoi team in remoto che diventeranno risorse preziose per alzare la performance del tuo gruppo.

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Lavoro agile, la fine di una moda?

by Umberto Maggesi Tempo di lettura: 4 min