01 Lug Il mito dell’interpretazione del linguaggio del corpo
L’interpretazione del linguaggio del corpo, una sfida complicata
Nello scorso articolo abbiamo parlato dei pericoli dell’interpretazione del comportamento altrui.
In questo articolo affrontiamo le sfide dell’interpretazione del linguaggio del corpo e della teoria delle espressioni (e microespressioni) facciali, rivedendole alla luce dei nuovi studi.
Espressioni facciali indizi di emozioni e menzogna
Lo studioso Paul Ekmann ha sviluppato una teoria, in base alla quale, esistono espressioni e microespressioni facciali legate alle emozioni primarie (rabbia, disgusto, paura, felicità, sorpresa, disprezzo). Secondo il ricercatore, conoscendo la mappa di queste microespressioni, è possibile individuare lo stato d’animo dell’interlocutore e comprendere se sta mentendo.
Per diversi decenni questa teoria, insieme a una più ampia “lettura” del linguaggio del corpo, ha influenzato molte professioni, fra cui psicologi, educatori, counselor, mental coach, forze dell’ordine, avvocati e giudici…
Durante i colloqui, o interrogatori, si andava a cercare l’elemento che rivelasse tensione, nervosismo, disagio. Gli elementi notati fornivano la base di giudizio per comprendere cosa stesse accadendo dentro l’interlocutore (fino a spingersi a “leggere” le sue intenzioni).
Linguaggio del corpo e revisione scientifica
Diversi studi successivi (come quello condotto da Patterson, Fridlund e Crivelli) hanno fortemente ridimensionato la portata applicativa delle teorie di Ekman.
La conclusione attuale è che le espressioni facciali non sono “mappe pre-cablate”. A volte un sorriso non indica felicità intrinseca, ma funge da strumento di interazione sociale (es. segnalare la disponibilità a cooperare), oppure è un modo per nascondere il nervosismo. L’accuratezza nell’interpretare il volto isolato scende drasticamente senza il contesto situazionale.
Anche i segnali di nervosismo e disagio non indicano in maniera assoluta che il soggetto stia mentendo, forse è semplicemente una persona dall’indole ansiosa o, in quella determinata situazione, si sente fortemente a disagio, anche se sta dicendo la verità.
Oltre il linguaggio del corpo, l’intervista cognitiva
Per superare i limiti dell’interpretazione del linguaggio del corpo, gli psicologi Ronald Fisher e Edward Geiselman hanno sviluppato (verso la fine degli anni ’80 del secolo scorso) un protocollo d’interrogatorio investigativo denominato intervista cognitiva.
Ricostruzione del contesto (Context Reinstatement)
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- Come funziona: Si chiede al testimone di chiudere gli occhi o concentrarsi, e di rievocare mentalmente l’ambiente del crimine prima dell’evento.
- Cosa si cerca: Non solo elementi visivi, ma anche meteo, suoni, odori e lo stato d’animo provato in quel momento.
- Principio scientifico: Il ricordo è ancorato al contesto (emotivo e ambientale). Ricreare quell’ambiente risveglia le tracce mnemoniche collegate.
Riporto totale e dettagliato (Report Everything)
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- Come funziona: Si istruisce il testimone a raccontare qualsiasi dettaglio, anche se gli sembra irrilevante, frammentario, confuso o apparentemente fuori tema.
- Cosa si cerca: Evitare che il testimone filtri per importanza le sue informazioni. Un dettaglio insignificante per lui potrebbe essere il tassello mancante per le forze dell’ordine.
- Principio scientifico: Il recupero di un dettaglio apparentemente inutile può fare da “innesco” a un ricordo centrale e decisivo.
Cambiamento di prospettiva (Change Perspective)
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- Come funziona: Si chiede al testimone di descrivere la scena immaginandola dal punto di vista di un’altra persona presente (es. “Cosa avrebbe visto l’autista del bus?“).
- Cosa si cerca: Frammenti visivi o spaziali che il testimone ha registrato ma che la sua prospettiva soggettiva ha lasciato in secondo piano.
- Principio scientifico: I ricordi sono immagazzinati in reti neurali multidimensionali; cambiare punto di vista permette di accedere alla stessa scena attraverso una via d’accesso alternativa.
Ordine cronologico invertito (Change Order)
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- Come funziona: Si chiede di raccontare l’evento partendo dalla fine e tornando indietro nel tempo, oppure partendo dal momento centrale (il picco dell’evento).
- Cosa si cerca: Rompere gli schemi mentali ed evitare che il testimone “riempia i buchi” di memoria basandosi su ciò che è logico o su aspettative personali.
- Principio scientifico: Quando raccontiamo in ordine cronologico, tendiamo a usare script cognitivi predefiniti (es. “se c’è una rapina, allora il ladro ha fatto X”). L’ordine inverso costringe il cervello a un recupero puramente visivo e basato sulla memoria di lavoro effettiva.

In che modo l’intervista cognitiva sostituisce l’interpretazione del linguaggio del corpo?
Mentre l’interpretazione del linguaggio del corpo cerca segni fisici di menzogna, l’Intervista Cognitiva applica il principio del Carico Cognitivo (Cognitive Load).
Mentire è faticoso per il cervello: il bugiardo deve inventare una storia coerente, controllare le reazioni dell’investigatore, evitare di contraddirsi e controllare i propri gesti. Se l’investigatore applica le tecniche dell’intervista cognitiva (come chiedere il racconto in ordine cronologico invertito), il carico cognitivo del bugiardo collassa.
Non avendo un vero ricordo episodico stampato nel cervello, il mentitore farà fatica a inventare la storia a ritroso, mostrando evidenti incongruenze logiche, pause anomale e contraddizioni, che sono indicatori di menzogna molto più affidabili di un semplice “grattarsi il naso”.
Interpretare il linguaggio del corpo è possibile se si prendono in considerazione anche svariati elementi, come il contesto, lo stato d’animo, la coerenza narrativa, la provenienza culturale del testimone.
Con un counselor e coach puoi sviluppare protocolli di colloquio per comprendere meglio il tuo interlocutore, le sue dinamiche interne ed emozioni. Estrarre informazioni con eleganza, mantenendo una buona relazione. Protocolli utilissimi nelle relazioni private e professionali,
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